
Il terzo album della band inglese, che vide la luce in un anno, il '79, tanto cruciale per il punk, rappresenta una svolta non indolore tra quello che era stato il movimento nel periodo della sua esplosione a metà anni '70 e ciò che sarebbe diventato al giro di boa con gli anni '80.
Con lo scioglimento dei Sex pistols e il punk che approdando negli States cambiava volto, all'uscita di London Calling i Clash vennero considerati traditori dai nostalgici della prima ondata punk.
Ma se i valori punk stanno nel ritrovare le radici della vera ribellione rock, rifiutando l'istituzione rassicurante che ormai incarnava, chi comprende quei valori non poteva desiderare che il punk rimanesse ciò che era, diventando a sua volta ciò che rifiutava.
In questo senso i Clash possono considerarsi veri punk poiché si evolvono, sperimentano e fanno della varietà la loro cifra stilistica. London Calling si differenzia dai suoi predecessori, dimostrando una maturità pienamente acquisita negli arrangiamenti (che vedono l'utilizzo di strumenti "nuovi" come i fiati e il piano), nell'alternanza di momenti energici ed intimi, nella mescolanza di generi musicali.
E così si passa per episodi rock'n'roll (Brand New Cadillac), reggae (Revolution Rock), funky/ska (Rudie Can't Fail), pop-rock (Lost In The Supermarket), mentre le influenze si fondono perfettamente e si intrecciano le chitarre e le voci di Strummer e Jones, sostenute dalla solida sezione ritimca di Headon e Simonon.
Imprescindibile.